Dossier Giornalismo on Line – Terza Puntata: Analisi dell’offerta informativa

Partire da un dato, più di qualunque altra informazione, ci aiuta a partire col piede giusto: oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano venticinque anni fa.

Attualmente, la quota di italiani che fanno a meno dei mezzi stampa è salita a poco meno della metà della popolazione (47%). Il 20,8% della popolazione, invece, legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web d’informazione.

I lettori di quotidiani online più assidui appartengono alla fascia di età tra i 30 e i 44 anni (31,8%). I siti web di informazione non legati direttamente ai quotidiani sono preferiti anche dai più giovani (il 43% tra 14 e 29 anni, il 52,4% tra 30 e 44 anni) (Tabella successiva).

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Il confronto tra i dati relativi alle vendite di copie cartacee dei quotidiani e agli abbonamenti dei loro corrispondenti digitali nel luglio 2013 e nel luglio 2014 evidenza come le prime hanno continuato ad avere un trend negativo, se non regressivo, registrando un calo di quasi il 10%, mentre le versioni digitali hanno registrato un incremento ben oltre il 50%.

Ci torna utile, quindi, osservare nel grafico seguente come si siano evoluti negli ultimi 18 anni i quotidiani on line, che lentamente sono passati da una semplice ripubblicazione dei contenuti cartacei sul Web alla differenziazione di strumenti, di contenuti e tipologie di offerte di prodotti gratuiti e di prodotti a pagamento.

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Una domanda di informazione che è quindi sostanzialmente cambiata in questi anni, e che ha portato, quindi, a un sostanziale riassetto dell’organizzazione lavorativa, partendo dalle stesse redazioni giornalistiche.

Tali cambiamenti hanno influito sul numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale, dai periodici (-7,7%) ai quotidiani (-5,6%) per arrivare alle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1%.

Inoltre, tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Mentre nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di un giornalista su tre, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 6 su 10.

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La crescita dell’importanza dell’Informazione Locale

In questo panorama, merita particolare attenzione la realtà dell’Informazione Locale, dove si è affermato un modello policentrico formato da diversi strumenti mediatici a disposizione dei cittadini, dalle testate locali alle tante forme (anche sperimentali) di web community, in cui dare voce alle vicende del territorio, anche al di là dei soliti avvenimenti di cronaca o di quelli occasionali legati alle vicende politiche.

A livello locale si contano oltre 500 televisioni attive, oltre 1.000 emittenti radio, più di un centinaio di quotidiani, una costellazione di testate web e blog.

Il gradimento del pubblico verso queste iniziative è evidente: come emerge dal grafico successivo, oltre l’82% degli italiani dichiara di aver fatto ricorso a un mezzo di informazione locale nell’ultima settimana.

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Sono molto indicativi anche i giudizi espressi in merito alle qualità dei media locali.

I soggetti con maggiore grado di istruzione li apprezzano particolarmente perché li sentono maggiormente vicini alla loro realtà quotidiana (69%), perché forniscono notizie utili (39,8%) e perché è più facile entrare in contatto con le loro redazioni (23,1%). Le persone meno istruite, invece, li considerano più credibili (23,7%) e più professionali (14,6%), cercando in questi canali un’informazione più semplice e vicina.

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Investimenti, Costi e Ricavi nel Settore dell’Informazione

Nell’ultimo quinquennio, si è assistito a una progressiva riduzione in termini di ricavi del settore dell’informazione: basti pensare che i media “classici” (quotidiani, Tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro. Come si evince dalla figura successiva, infatti, il 2010 è stato l’ultimo anno di crescita del settore in tutti i segmenti classici dell’informazione.

Il Web, invece, è il solo mezzo che mostra un andamento opposto, con ricavi in crescita, anche se occorre sottolineare che la sua incidenza sui ricavi complessivi rimane ancora oggi non troppo rilevante  (pari a circa il 15%).

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Un ampliamento della presenza degli operatori digitali sulla scena dell’informazione è evidente da almeno due decenni, così come l’influenza assunta dalle  piattaforme social nella diffusione dell’informazione.

Il mondo digitale, tuttavia, come evidenziato prima, non rappresenta ancora una sostenibile alternativa nella struttura dei ricavi a sostegno dell’informazione, che rimangono legati a forme tradizionali di remunerazione.

Queste dinamiche sono però fattore comune in tutto il mondo e, anche a livello internazionale, non sembra ancora identificato chiaramente un modello economico adeguato.

Queste dinamiche costringono spesso imprese e editori ad adottare strategie finalizzate al conseguimento di guadagni di efficienza, riducendo i costi di produzione, e all’ampliamento dei fatturati. Allo stesso tempo, le imprese sono costrette ad attuare strategie espansive volte ad ampliare la gamma di servizi offerti e adeguarsi al cambiato contesto tecnologico e di mercato.

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In merito all’Informazione Locale, la riduzione del sostegno pubblico, il crollo del mercato pubblicitario (specie nella sua componente locale) e, infine, le difficoltà connesse alla necessità di riposizionamento in una fase di cambiamento tecnologico, hanno reso critica la situazione; nonostante l’ampia domanda di informazione legata al territorio (come abbiamo visto prima), gli operatori locali hanno difficoltà a trovare una propria collocazione e una sostenibilità economica nell’attuale sistema informativo.

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Analizzando nel dettaglio le singole componenti di costo (Dati Agcom) che più contribuiscono a finanziare l’informazione, si evince, come prevedibile, che la voce maggiore riguarda il costo delle redazioni, in particolare quello del personale.

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Il grafico seguente, invece, evidenzia le differenze tra Informazione Nazionale e Informazione Locale.

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Al termine di questa terza puntata, presentiamo il grafico dei maggiori gruppi multimediali in Italia dove, i maggiori editori (in termini sia di giornalisti, sia di ricavo e di audience, nonché di testate informative) presentano una struttura composta da più imprese e/o società collegate tra loro sul piano finanziario e organizzativo (gruppo) e operano spesso in più settori della comunicazione.

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