Semplice eleganza
Lug
04
10
Scritto da Sergio D'Amico "Ripensandoci" (anno III, n. 7, lug 2010) Attenzione: apre in una nuova finestra. StampaE-mail

Cultura

 

L’Arte ci aiuta a capire l’evoluzione storica
della Medicina


di Sergio D'Amico


Si è abituati a credere che fra Arte e Scienza non esista alcun nesso. Ma si tratta di un’impressione fallace.  

Nel caso della Medicina, per esempio, le rappresentazioni pittoriche del medico al lavoro possono costituire un ausilio indispensabile per interpretare i cambiamenti che si sono svolti, nell’arco dei secoli, nell’ambito di questa disciplina. A questo proposito, si possono esaminare due raffigurazioni di una lezione di anatomia, distanti fra loro circa due secoli, per capire come sia cambiata la concezione stessa del ruolo sociale della funzione del medico in questo arco di tempo. 

Medico? No, chirurgo e barbiere

Nel 1493, viene pubblicata a Venezia la traduzione italiana del “Fasciculo Medicinae”, opera del medico inglese Joannes De Ketham. Le illustrazioni sono affidate a un incisore, probabilmente allievo del Botticelli. In una di queste, si assiste a una lezione di anatomia. Si vede un gruppo di persone che si accalca attorno a un tavolo, su cui è disteso un cadavere. Un uomo si accinge a incidere il torace con un coltello; mentre, in alto, si vede un personaggio, elegantemente vestito, assiso in cattedra. I due sono, rispettivamente, un barbiere – o Cerusico – e il medico. All’epoca, infatti, le attività di medico e di chirurgo erano nettamente separate. Al primo spettava un’attività strettamente teorica, fondata sull’interpretazione dogmatica dei testi di Ippocrate e Galeno. Al secondo, le operazioni chirurgiche e le autopsie. Ciò, perchè la professione del medico era considerata troppo “nobile” per consentire che questi si “sporcasse le mani” sui pazienti. Per quello, c’era il Cerusico. 

Il pioniere Vesalio

Ma, nel Rinascimento, questo atteggiamento cambia. Cinquanta anni dopo il trattato di Ketham, viene dato alle stampe il “De Humani Corporis Fabrica”, dell’olandese Andrea Vesalio. Nel suo volume, il medico fiammingo espone i risultati delle sue pluriennali ricerche anatomiche, ottenute sezionando decine di cadaveri; dalle quali emerge un quadro dell’organismo umano totalmente diverso da quello descritto dagli autori dell’Età Classica. Vesalio ha prodotto, dunque una “Rivoluzione Scientifica”; analoga a quella che avrebbe realizzato Galileo nel campo dell’Astronomia. Ma non basta. Vesalio è anche il primo medico a effettuare personalmente le autopsie, anche se nel suo libro non è mai ritratto mentre seziona un cadavere; ciò, perché, nell’Europa della Controriforma, questa pratica era severamente vietata.  

Rembrandt e il Dottor Tulp

Ma non nell’Olanda calvinista. Ed è lì che, nel 1632, Rembrandt Van Rijn dipinge, su richiesta della Gilda dei Medici di Amsterdam, la celebre “Lezione di Anatomia”. La scena è analoga a quella raffigurata nel trattato di Ketham, ma con una differenza fondamentale: in questo caso è proprio il medico (il famoso docente di anatomia Nicolaes Tulp) a sezionare il cadavere. Qui, la figura del medico si è “democratizzata”: non si comporta più come il depositario di una verità assoluta e indiscutibile, bensì come uno scienziato moderno, che analizza direttamente la realtà dei fatti, e insegna ai suoi allievi a fare altrettanto, in piena autonomia e libertà.  

Approfondimenti

Bibliografia

- Pazzini, Adalberto, La Medicina nella Storia, nell'Arte, nel Costume, Bramante Editrice, 1968.
- Rousselot, Jean (a cura di): La Medicina nell'Arte, Silvana Editoriale, s. d. (1970 circa).
- Sterpellone, Luciano, Dagli Dei al DNA, Vol. III, Antonio Delfino Editore, 1990.

Redazione

Newsletter



Ricevi HTML?

Archivio 2008 - 2009