Non tutti sanno che
![]() | Un’improvvisa rivelazione
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I greci utilizzavano questo termine per indicare l'azione o la manifestazione di una divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc.).
L’epifania nella tradizione cristiana
Nel linguaggio contemporaneo Epifania sta ad indicare l'Epifania del Signore, una festa cristiana che cade il 6 gennaio e che celebra l’avvenimento della visita dei Magi alla grotta di Betlemme. Con l'Epifania si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù all'intera umanità, con la visita solenne, l'offerta di doni e l'adorazione dei Magi.
‘Epifanie’ nella letteratura inglese
In letteratura inglese il termine venne ripreso nel suo equivalente inglese “epiphany” da James Joyce per indicare momenti di rivelazione nella vita di un personaggio, ovvero un momento in un romanzo o in una storia in cui un personaggio sperimenta un improvviso risveglio spirituale, durante il quale dettagli trascurabili, pensieri, gesti, oggetti, sensazioni emergono e si uniscono insieme per condurlo ad una nuova consapevolezza interiore. Si tratta spesso di dettagli o ricordi sepolti per lungo tempo nella memoria e che all’improvviso vengono in superficie per dare avvio ad un processo mentale spesso lungo e doloroso. Simili alle epifanie di Joyce sono quelli che Virginia Woolf chiama “moments of being” letteralmente ‘momenti di essere’, cioè i momenti di massima intensità, di percezione, di visione durante la “incessante pioggia di innumerevoli atomi che colpisce le nostre menti ogni giorno”.
Un esempio di epifania: il racconto di James Joyce “The dead”
Il miglior esempio di epifania può essere trovato in “The dead” il racconto-epilogo che chiude la raccolta “Dubliners”, una serie di racconti ambientati a Dublino e finalizzati a ritrarre la paralisi spirituale in cui versava la città agli inizi del Novecento, una città paralizzata da vecchie tradizioni e da una cultura obsoleta nella quale l’artista provava un profondo senso di alienazione e isolamento. In questo racconto l’epifania è vissuta dal protagonista Gabriel Conroy nella sua stanza d’albergo al ritorno da una cena con parenti e amici. Gabriel avverte la futilità della sua vita, sbiadita all’interno di un mondo di rispettabilità e mediocrità, la sua mancanza di coraggio, la sua indecisione. La sua visione poi si estende al di là della sua singola esistenza per inglobare quella di tutti i suoi concittadini e compatrioti, improvvisamente percepiti come “morti viventi”, mentre la neve scende sulla città a simboleggiare la solitudine e l’incomunicabilità dell’uomo.
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