Semplice eleganza
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Scritto da Gianluca Matarrelli "Ripensandoci" (anno III, n. 3, mar 2010 - I 5 sensi) Attenzione: apre in una nuova finestra. StampaE-mail

C’era una volta

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Alcuni miti greci mostrano
la punizione della curiosità umana


di Gianluca Matarrelli

I miti e le leggende di molte culture parlano di un limite che all’uomo non è consentito oltrepassare: quello tra umano e divino.  L’uomo che osa oltraggiare la divinità compie un atto di “ybris”, ossia di superbia e di tracotanza.

Molte religioni impongono dei tabù, ossia delle regole che molto spesso l’uomo, spinto dalla sua natura curiosa e indagatrice, è disposto a trasgredire, pur consapevole del rischio di una severa punizione. 

Il voyeurismo umano

Molte religioni sanciscono che tra umano e divino c’è una soglia che non può essere violata nemmeno con lo sguardo. Ma l’uomo ama la bellezza ed è soprattutto attratto dal proibito e, quando non può godere pienamente dell’oggetto del suo desiderio, si accontenta di guardarlo, anche da lontano, compiacendosene in una sorta di voyeurismo. Alcuni miti greci, mostrando che anche l’audacia del solo sguardo è duramente punita, esortano alla saggezza e alla giusta misura nelle azioni. 

Il mito di Atteone

Si consideri, ad esempio, il mito di Atteone, cacciatore allevato dal centauro Chirone. Durante una battuta di caccia, il giovane, trascinato dalla foga dei suoi cani nell’inseguimento di un cervo, si allontana dai suoi compagni perdendoli di vista. Mentre si aggira per il bosco, è attirato da femminee voci giulive. Il cacciatore, curioso, avanza tra i cespugli finché non giunge presso una sorgente, dove la dea Artemide e le sue compagne, nude, stanno facendo il bagno. Atteone riconosce la dea e rimane affascinato dalla sua bellezza, tanto da non accorgersi di non essere più nascosto dai cespugli. Le ninfe lo scorgono ed emettono un grido. Artemide, adirata, per impedire al cacciatore di raccontare a qualcuno quello che ha visto, gli spruzza addosso dell’acqua, trasformandolo in un cervo. Il mortale, accortosi della sua trasformazione, tenta di gridare, ma emette solo fiochi bramiti. I cani, avvertendone i lamenti e l’odore, lo raggiungono e, non riconoscendolo, lo sbranano.  

Il mito di Semele

Altro mito degno di menzione è quello di Semele, bellissima amante mortale di Zeus. La moglie Era, essendo gelosa e non potendo sfogare la sua ira sul potentissimo marito, pensa di punire la rivale. Assunto l’aspetto della vecchia nutrice di Semele, la dea insinua nella giovane il dubbio che il suo amante non sia veramente il padre degli dei, ma solo un astuto seduttore.  Alla fine riesce a convincerla a chiedere al suo uomo una prova della sua divinità. Quando Zeus ritorna da lei per il consueto incontro amoroso, Semele gli chiede di rivelarsi a lei con tutti i segni della sua divinità. Il dio, che in precedenza ha promesso all’amante di esaudire qualsiasi sua richiesta, con profonda afflizione si trasfigura apparendo in tutto il suo fulgore, cinto da una luce abbagliante e con in mano due fulmini saettanti un irresistibile fuoco. Di fronte a un simile fulgore, Semele indietreggia, ma è investita da una violenta fiamma. Prima che anche il suo grembo sia carbonizzato, Zeus estrae dalle sue viscere il figlio concepito da poco e, apertasi una coscia, se lo cuce dentro, custodendolo finché non siano compiuti i mesi della gestazione. Il bambino che nascerà è il dio Dioniso.

Approfondimenti

Bibliografia

- F. Birardi, “Cento racconti di mitologia classica”, Le Monnier, 1960, pp. 67-69; 112-114. 

Redazione

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