Semplice eleganza
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Scritto da Sara Foti Sciavaliere "Ripensandoci" (anno III, n. 3, mar 2010 - I 5 sensi) Attenzione: apre in una nuova finestra. StampaE-mail

C’era una volta

 La fiaba

La conciliazione della nostra
duplice natura


brano

di Sara Foti Sciavaliere

Già i primi filosofi consideravano l’uomo come composto da una natura umana e una natura animale. E nella fiaba dei fratelli Grimm “Fratellino e Sorellina”, come in altre che narrano le avventure di due fratelli, i protagonisti rappresentano le diverse nature dell’Es, dell’Io e del Super-io.

Il messaggio primario di queste storie è che per raggiungere la felicità è necessario integrare queste tre dimensioni della psiche. Di fatto quando non riesce a raggiungere o mantenere la propria integrazione interiore, significa che le due nature sono in conflitto tra loro.

 

«Queste fiabe iniziano con un’originaria mancanza di differenziazione tra i due fratelli: essi […] sono inseparabili. Ma poi, a certo punto del processo di crescita, uno di loro comincia a vivere un’esistenza animale, e l’altro no. Alla fine della storia l’animale riprende la forma umana; i due fratelli si ricongiungono, per non separarsi più. È questo il modo simbolico della fiaba di esprimere gli elementi essenziali dello sviluppo della personalità umana: in un primo tempo la personalità del bambino è indifferenziata; poi dallo stato indifferenziato si sviluppano l’Es, l’Io e il Super-io. In un processo di maturazione essi devono essere integrati, nonostante tensioni contrarie» (B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, p. 79)

 

I freni dell’Io e del Super-io si oppongono alle pressioni dell’Es

In “Fratellino e Sorellina” i due sono costretti a lasciare la loro casa perché maltrattati dalla matrigna. Qui, come in altre fiabe, l’abbandono della propria casa rappresenta la necessità di diventare se stessi. Si tratta di un’esperienza molto penosa che comporta molti rischi psicologici, che nella fiaba sono espressi nei pericoli che l’eroe incontra nei suoi viaggi.
In questa costruzione fantastica, la sorella rappresenta le funzioni mentali superiori (l’Io e il Super-io) che cerca di mettere in guardia il fratello, dominato invece dall’Es e pronto a lasciare dal suo desiderio di immediato appagamento senza riflettere sulla conseguenza. E presto le pressioni degli impulsi istintuali sopraffanno i freni dell’Io e del Super-io. Così gli ammonimenti della sorella – che lo supplica tre volte di non bere alle sorgenti del bosco perché ha capito che sono stregate – perde di efficacia. Il fratello beve e si trasforma in un cerbiatto.
La fanciulla insieme al suo fratello-cerbiatto riparte e insieme si inoltrano nel bosco fino ad arrivare a una casetta abbandonata e ne fanno il loro rifugio. Qui i due fratelli vivono felicemente per un certo tempo, finché il re del paese organizza una battuta di caccia. E il cerbiatto si ostina a voler uscire nel bosco. A malincuore la sorella lo lascia andare. Ancora per tre volte le suppliche della sorella sono inutile e il terzo giorno, al termine del caccia, alla porticina della casetta del bosco bussa il re che aveva seguito il capriolo. Conquistato dalla bellezza della fanciulla, le chiede di sposarlo e la porta a vivere con sé, insieme all’inseparabile cerbiatto.

La transizione di Sorellina

Vivono a lungo felici tutti insieme, ma mentre il fratello ha affrontato la sua esperienza di iniziazione, lo stesso non è ancora successo per la sorella.
Un giorno mentre il re è assente, la regina mette al mondo un bambino. Siamo di fronte a un’altra transizione.

 

«Il parto rappresenta una trasformazione interiore che cambia la ragazza-bambina in una madre. Come tutte le trasformazioni importanti, è irto di gravi pericoli. Oggigiorno essi sono principalmente psicologici; in passato era a repentaglio la vita stessa della donna giacché un gran numero di gestanti morivano durante il parto o in conseguenza di esso» (B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, p. 82).

 

In questa storia tali pericoli sono incarnati da una strega matrigna che, dopo il parto, ne provoca la morte. Poi fa in modo che la figlia, affatto bella, prenda il posto della regina nel letto regale.
A mezzanotte la regina appare nelle stanze del suo piccolo per allattarlo, e prendersi cura del cerbiatto. L’unica ad accorgersene è la bambinaia, che per un po’ però tiene l’accaduto per sé, finché la regina comincia a parlare durante le sue visite notturne al suo piccolo, e dice:

“Cosa fa il mio piccino? Cosa fa il mio capriolo?
Verrò ancora due volte solo, ma una terza non ci sarà”.

 

La bambinaia allora racconta tutto al re, che decide di vegliare la notte nella camera del figlioletto. La regina ripete la stessa frase con una sola differenza: la regina dice che tornerà una volta sola. La notte successiva, quando la moglie dice che non tornerà mai più, il re non riesce a trattenersi e chiama la sua adorata sposa che torna magicamente in vita.
Come era successo per i tre tentativi del fratello di bere alla sorgente, e le tre sortite del cervo desideroso di partecipare alla caccia, cos’ la regina defunta va per tre volte a far visita al figlioletto e a recitargli il distico.
Tuttavia solo quando giustizia è fatta e la strega e condannata e ridotta in cenere, l’incantesimo è definitivamente spezzato e il cerbiatto può riprendere le sue sembianze umane.

 

«Il vero nocciolo di “Fratello e Sorella” è che le tendenze animalesche dell’uomo, rappresentate dal cervo, e quelle asociali, simboleggiate dalla strega, vengono eliminate, e questo permette alle qualità umane di sbocciare. La discrepanza nella natura umana indicata dall’esistenza della sorella e del cervo-fratello viene risolta attraverso l’integrazione umana quando fratello e sorella sono riuniti nella loro forma umana» (B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, p. 83)

 

Approfondimenti

Per saperne di più

Es, Io e Super-io

Sigmund Freud, fondatore della teoria psicanalitica, paragonò la psiche a un iceberg. La parte che emerge dall’acqua rappresenta il conscio, mentre la parte immersa nell’acqua rappresenta l’inconscio. Diversamente dall’Io e dal Super-Io, che sono costituiti da una parte conscia e una inconscia, l’Es è completamente inconscio.
L’Es viene definito come il lato ignoto e misterioso della personalità e comprende contenuti inconsci innati ed ereditari, oltre a desideri, pensieri e sentimenti rimossi, perché inaccettabili per la coscienza.  Di fatto in questa istanza della psiche agiscono le pulsioni, il cui unico scopo è l’appagamento.
L’Io è deputato ai rapporti con la realtà ed è influenzato dai fattori sociali. L’Io inizia a strutturarsi dal momento della nascita, separandosi dall’Es, affinché possa svilupparsi il necessario adattamento dell’individuo all’ambiente e funge da intermediario tra il mondo interno e quello esterno.
Nei riguardi dell’Es svolge una funzione difensiva, poiché quest’ultimo tende in modo cieco alla soddisfazione dei bisogni istintivi, rischiando così di essere distrutto. L’Io possiede tratti sia consci sia inconsci poiché ha il compito di collegare i diversi processi psichici, difatti deve difendere la sua esistenza dai pericoli dell’ambiente e dalle eccessive pretese dell’Es.
L’importante compito dell’Io consiste dunque nel trovare i metodi più idonei a conciliare le richieste dell’Es con quelle della realtà. A tal scopo, se lo ritiene opportuno, l’Io può rimandare la soddisfazione dei desideri istintivi a occasioni e circostanze più favorevoli oppure può reprimerli, perché pericolosi o poco adeguati alla situazione reale.
Il Super-Io si sviluppa gradualmente nel bambino attraverso l’adozione inconscia dei valori e delle norme morali, prima dei genitori, e successivamente dell’ambiente sociale. Svolge un ruolo importante nel determinare lo sviluppo dell’autocontrollo del bambino. La sua funzione è l’autocritica, la coscienza morale, la costruzione di ideali, però non corrisponde alla coscienza morale, nel senso tradizionale, perché agisce in modo essenzialmente inconscio. Aspira alla perfezione e presenta tratti di severità e rigidità che non appartenevano propriamente ai genitori. Giudica rigorosamente non solo le azioni, ma anche i pensieri dell’Io, suscitando in quest’ultimo profondi sensi di colpa.

Bibliografia

- B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, Feltrinelli, 2008, pp. 79-83.

Redazione

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