Semplice eleganza
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Scritto da Enrico Martina "Ripensandoci" (anno III, n. 3, mar 2010 - I 5 sensi) Attenzione: apre in una nuova finestra. StampaE-mail

Cultura

Wright, componente dei Pink Floyd

Il talento e la vita
di uno dei padri
dei Pink Floyd


di Enrico Martina

Una leggenda del rock e al tempo stesso una persona riservata e gentile, lontana dagli eccessi e dai clamori che hanno spesso accompagnato la vita pubblica e privata dei grandi personaggi della musica.

Richard Wright è stato un musicista di grande spessore la cui vita e  carriera sono indissolubilmente legate alla storia di uno dei più grandi gruppi di sempre, i Pink Floyd, di cui è stato uno dei padri fondatori e in cui ha potuto esprimere al meglio il suo talento unico.
Considerato da molti come elemento marginale in una band composta da musicisti dalla creatività abbagliante in realtà l’apporto creativo di Wright è stato fin dai primi anni di vita del gruppo di fondamentale importanza, soprattutto nella creazione delle tipiche atmosfere psichedeliche e suggestive del sound floydiano. Capolavori come “Echoes”, “A Saucerful of Secrets”o “Us and Them” e “The Great Gig in the Sky” (che nel 1973 contribuirono al successo di “The Dark Side of the Moon”, uno degli album più venduti di sempre) e il sound realizzato per “Wish You Were Here” sono alcune delle dimostrazioni delle sue innate doti musicali. 

I grandi successi e la vita privata

Dopo i primi approcci al pianoforte da adolescente, Wright approda brevemente al London College of Music con l’intento di affinare la propria tecnica e il proprio talento di compositore. La svolta della sua vita arriva nel 1965 quando insieme a Syd Barrett, Nick Mason e Roger Waters, suoi compagni di studio, fonda i Pink Floyd. L’abbandono di Syd Barrett (chitarrista e primo leader creativo dei Floyd) arriva già alla fine degli anni Sessanta a causa dei suoi problemi legati all’eccessivo consumo di droghe. La leadership del gruppo passa così a Roger Waters, mentre al posto di Barrett, ormai vicino alla follia, arriva un giovane e talentuoso chitarrista, David Gilmour, con cui Richard Wright trova fin dai primi album un’intesa musicale e vocale che caratterizzerà buona parte del sound del gruppo negli anni successivi.
Con la nuova formazione i Pink Floyd conquistano il mondo con album di straordinario successo ma i problemi personali di Wright, legati alla sua vita privata, cominciano a prendere il sopravvento tanto da provocare distrazioni e numerosi attriti con i suoi compagni, in particolare con Roger Waters, il quale lo allontanerà dal gruppo alla fine degli anni Settanta. In questo periodo Wright continuerà a collaborare con il gruppo ma solo come musicista esterno in alcuni concerti.
Il 1984 è l’anno dell’abbandono di Roger Waters, che lascia i Pink Floyd a causa dei contrasti con gli altri membri del gruppo e ritenendo ormai esaurita la vena creativa dello stesso. Il leader dei Floyd diventa David Gilmour che nel 1987 richiama Wright a collaborare per il completamento dell’album “A momentary lap of reason” per poi reintegrarlo definitivamente nel gruppo l’anno successivo con la realizzazione dell’album “Delicate Sound of Thunder”.
Le atmosfere sognanti ed evocative create dalla tastiera di Wright tornano prepotenti e si combinano con la chitarra di Gilmour caratterizzando il sound più melodico del nuovo corso della band e dando vita a opere di livello assoluto come “The Division Bell”, album del 1994. Afferma Gilmour in una recente intervista: “[…] Non ho mai suonato con nessuno come lui. L'armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in Echoes. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopo tutto, senza Us and Them e The Great Gig in the Sky, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato The Dark Side of the Moon? Senza il suo tocco pacato l'album Wish You Were Here non avrebbe funzionato molto […]”.

Speranze infrante

Superato il periodo forse più buio e complesso della propria vita Wright torna dunque ad essere un Pink Floyd esprimendosi al meglio. Le speranze dei fans di rivedere ricongiunto il gruppo con Roger Waters, dopo anni di separazione, si riaccendono nel luglio del 2005 quando i Floyd al completo si esibiscono sul palco del “Live 8” di Londra, il grande concerto organizzato a scopo benefico da Bob Geldof. Venti minuti in cui il mondo ha potuto rivedere insieme i quattro compagni di una volta e riascoltare alcuni dei loro più grandi successi. Il concerto londinese rimarrà però la loro ultima apparizione: il 15 settembre del 2008 Richard Wright muore dopo una breve quanto grave malattia ponendo fine a tutte le voci di reunion circolate negli ultimi anni e soprattutto privando i fans di un grande della musica.

Approfondimenti

Bibliografia e sitografia

- N. Mason, “Inside out. La prima autobiografia dei Pink Floyd”, Rizzoli, 2004
- Pink Floyd - The Official Site

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